Testimonianze Storiche 

DOPO IL DILUVIO

Mentre la spaventosa catastrofe mediante la quale Dio mostrò la sua giustizia sui peccatori del mondo antico era ancora fresca nella mente degli uomini, Noè e i suoi discendenti si sforzavano di imprimere agli uomini la lezione che quel solenne evento insegnava. Perciò i figli di Noè e coloro che ebbero la sua fede,  rimasero legati in un "patto Divino eterno".(Genesi 9:8-9) Purtroppo tutte le testimonianze storiche recano testimonianza circa "l'apostasia di Nimrod il potente cacciatore" (Genesi 10:9)    e al suo successo nel dare un apparente sicurezza e nell'allontanare gli uomini dalla fede dei patriarchi, liberando la loro mente da questo rispetto verso Dio e da quel timore del giudizio celeste, che doveva permanere in loro essendo ancora recente il ricordo del Diluvio. Egli indusse il genere umano a cercare i beni nei piaceri di ogni genere dimostrando quanto potessero trarre dal godimento del peccato senza alcun timore dell’ira di Dio. 

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Ci sono documenti storici che mostrano la reale posizione dell’Arca sul Grande Ararat a 4800 m sul lato Nord-Ovest , fino al 2 Luglio 1840 E.V. ? Sembra di si. Questo è confermato dalla documentazione storica del viaggiatore Francese Boulè Legouze (1647 E.V.) e dal viaggiatore Inglese Sir John Chardin (1711 E.V) E.V. 

Doc. 62

 

 

Rappresentazione del Grande Ararat indicante la posizione dell’Arca. Da “Viaggi in Persia” di Sir John Chardin – 1711 E.V.  
Doc. 63

 

I Due Ararat – di Boulè Legouze. Questo viaggiatore Francese fece questo schizzo nel 1647 E.V. - Il numero l indica la posizione dell’ Arca.

 

- Beroso, astronomo e storico Babilonese, nel 275 aEV descrisse l'abitudine dei pellegrini di scalare l'Ararat per grattare la pece dalle pareti dell'Arca per farne amuleti; secondo quanto testimoniato da Beroso, l'Arca era visibile sul Mt Ararat. 

- Giuseppe Flavio, storico Giudeo del primo secolo, scrisse nel suo libro "La storia dei Giudei" la stessa dichiarazione di Beroso.

William di Rubruck 1253 EV Dal libro Viaggio in Mongolia :  "...Vicino questa città ci sono montagne nelle quali si dice che vi siano i resti dell'arca di Noè; e ci sono due montagne, una più grande dell'altra; e l'Arax fluisce alla loro base; e c'è una città chiamata Cemanum [= Thamanin che significa "otto", e loro dicono che si chiama così dalle otto persone che uscirono dell'arca, che fu "costruita" sulla più grande montagna. Molti hanno tentato di scalarla, ma nessuno è riuscito. Questo vescovo mi disse che vi era un monaco molto bramoso (di scalarla), ma che un angelo apparve a lui portandogli un pezzo del legno dell'arca, e gli disse di non cercare di scalarla. Tenevano questo pezzo di legno nella chiesa, Questa montagna non mi sembrò così molto alta, che gli uomini non potessero salirla. Un vecchio uomo mi diede una buona ragione per non avventurarmi a scalarla. Loro chiamano la montagna Massis, un termine femminile nella loro lingua. "Nessuno", disse, dovrebbe "scalare su Massis; perchè significa "la madre del mondo." 

- Epifanio di Salamina nel 4 secolo EV citava la reale esistenza dell'Arca di Noè sul Mt Ararat come evidenza in difesa della fede cristiana, scrivendo:

"Credete realmente che non siamo in grado di provare la nostra fede visto che fino ai nostri tempi i resti dell'Arca di Noè sono visibili nel paese dei Kurdi ?"

-  Marco Polo, il famoso viaggiatore Veneziano, passando vicino al Monte Ararat nel 1269 scrisse nel suo libro "Il Milione": " ... dovete sapere che nella lontana terra di Armenia l'Arca di Noè ancora giace sulla vetta dell'alta montagna ..."